Editoriale – Al lettore

“La stoltezza, l’errore, il peccato, l’avarizia, abitano i nostri spiriti e agitano i nostri corpi; noi nutriamo amabili rimorsi come i mendicanti alimentano i loro insetti. (…)
Ma in mezzo agli sciacalli, le pantere, le cagne, le scimmie, gli scorpioni, gli avvoltoi, i serpenti, fra i mostri che guaiscono, urlano, grugniscono entro il serraglio infame dei nostri vizi, uno ve n’è, più laido, più cattivo, più immondo. (…) È la Noia! L’occhio gravato da una lagrima involontaria, sogna patiboli fumando la sua pipa. Tu lo conosci, lettore, questo mostro delicato – tu, ipocrita lettore – mio simile e fratello!”
Charles Baudelaire
FIORI DEL MALE, AL LETTORE

E va bene, scomodiamo i grandi, così le cose che diciamo sembreranno più accettabili e la pillola più dolce. Questi superbi e arroganti, ma chi si credono di essere!
Oggi il rischio maggiore della comunicazione e dell’informazione è di presentare al lettore misture di notizie indifferenziate, dove tutto è uguale, allineato, ma verso il basso, e questo succede sia sulla stampa nazionale che su quella locale (cosa per certi versi ancora più grave).
Che bello! Siamo nel mondo dell’informazione. Tutti possiamo essere informati, possiamo comunicare e persino partecipare. Un urlo collettivo investe le nostre società negli ultimi anni. Ed è vero! Ma quale informazione e quale comunicazione? Certo di tutti i tipi ma quella digitale va veramente forte. Non devi fare quasi nulla, non devi neanche alzarti dalla sedia e andare in edicola, anzi tra qualche tempo forse neanche ci saranno più le edicole, semplicemente non serviranno. La comunicazione è marketing bellezza! Se ne viene contagiati, stando comodamente in poltrona. Il nostro mondo è fatto da chi produce l’informazione e da chi la consuma, spesso sono soli i primi, davanti a un computer, e spesso soli i secondi, davanti al computer: un grande evento di narcisismo bidirezionale. I blog poi, ricchi e preziosi molti, unilaterali e vetrine di prodotti già scaduti tanti. E il lettore? E’ un numero indifferenziato, conteggiato dalle volte in cui viene letto/aperto un articolo. Ma chi è il lettore? E’ colto, è laureato, è anonimo, è donna, è uomo, è omosessuale, ha studiato, ma insomma chi siamo noi lettori? E poi i social network che fanno scomparire produttori e lettori a favore di una figura inedita i prosumer, produttori e consumatori insieme, persone che si costruiscono informazione e la consumano pure. Molte delle vetrine informative, i blog, i giornali on line spesso sono poi al servizio di chi paga la pubblicità e non si capisce più se le notizie sono i contenuti degli articoli o l’invito ammiccante degli spot, lo spazio lo prendono più gli spot che diventano di diritto le vere notizie, le altre sono solo un accessorio necessario certo, non se ne può fare a meno e allora c’è di tutto, dal fantacalcio ai saldi di fine stagione, dai gusti della pizza al pane senza glutine e allora il povero lettore deve fare gincana per destreggiarsi e distinguere tra spot e notizie, rischiando di confondere gli uni con le altre aspettando forse quel giorno quando lo spazio per le notizie sarà ancora meno e finalmente ci saranno solo gli spot e tutto sarà più lindo e invitante. E si potrà dire finalmente: basta con questo brutto mondo fatto di discariche abusive, di amianto sui tetti, di cemento fino agli occhi, di servizi pubblici sospesi, di mamme scontente, di bambini senza scuole, di giovani senza cinema e teatri, di ragazzi e ragazze senza spazi sportivi e discoteche e di malati senza ospedale. I lettori però sapranno tutto dei menù dei ristoranti, dei prezzi degli abiti da sposa e di molte altre cose importanti. E allora agli scrittori, ai giornalisti, agli opinionisti, ai cittadini che scrivono e anche a noi stessi cos’altro dire? “Ma sia il vostro parlare: Sì, si; o no, no: quel che vi è di più proviene dal male” (Matteo 5, 37).
E la partecipazione, la critica, la denuncia, la vigilanza sulle risorse di tutti? No signori, per questo non c’è spazio, per oggi abbiamo bisogno di più spazio per i nostri finanziatori!
Una recente definizione della satira che proviene da una sentenza della corte di Cassazione recita:
È quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene. » (Prima sezione penale della Corte di Cassazione, sentenza n. 9246/2006)

Noi non vogliamo piacere a tutti, a volte non piaceremo neanche a noi stessi, ma adesso che abbiamo forse trovato una sorgente proviamo a percorrerla, ci mettiamo al servizio del cazzeggio. Com’è scritto sul sito di Nonciclopedia http://nonciclopedia.wikia.com “l’enciclopedia on line priva di qualsivoglia contenuto a cui chiunque può contribuire”, alla voce cazzeggio si legge:

“Il cazzeggio è una antica arte proveniente principalmente dall’Italia, ma anche se fosse nata nell’Estremo Oriente gli italiani ne sarebbero comunque i maestri indiscussi! L’arte del cazzeggio, cioè il non agire in alcun modo, comprende diverse tipologie di azione: inizialmente era inteso come un non fare totale, cioè il mettersi sul letto/divano/poltrona e lentamente chiudere gli occhi e addormentarsi senza alcun interesse verso il prossimo e tutti gli altri. Secondo invece la tradizione Orientale, lo scopo di tale attività è quello di raggiungere il “fou azz” [“sommo stato”] impratichendosi nella divina arte illustrata dal sommo Chun-Chi-Bao. Essa è metafora della contraddizione della vita: infatti come disse il venerabile Chun-Chi-Bao: “Chi non cazzeggia, fa. Ma chi cazzeggia fa qualcosa”.

« Rivendico il diritto alla cazzata! » Come disse Ugo Tognazzi, complice della beffa, quando sulla rivista satirica il Male lo diedero come arrestato perchè capo delle Brigate Rosse.

Pane & Rose si prende questo diritto, combattere la noia con il cazzeggio, caro ipocrita lettore, mio simile fratello!

A. Viteritti

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