STORIE – LA LEGGENDA DEL GUERRIERO NEL FIUME.

 
La seguivano sempre quando si incamminava per il sentiero. Non aveva bisogno di chiamarseli dietro, Wolf però aspettava che fosse la madre, Gemma, ad andare avanti per poi ogni volta corrergli avanti e aspettarla di nuovo. Si divertiva a guardarli, si fidava di loro. Quando li chiamava correvano verso di lei, spingevano le zampe sul suo piccolo corpo e aspettavano solo di essere allontanati dolcemente.
Il sentiero scendeva verso la parte bassa del cantiere. L’erba d’estate era alta e lei aveva paura dei serpenti. Si teneva sempre al centro del sentiero. I cani, ora dietro ora avanti a lei, trattenevano il passo al suo richiamo e subito, di nuovo, iniziavano piccole corse giocose. L’erba secca mandava un odore di liquerizia che le piaceva tanto. Il sole caldo e il silenzio intorno. Portava sempre un bastone: “può sempre servirti” le diceva il nonno. Non sapeva bene cosa farsene ma non lo dimenticava mai. Non piaceva ai grandi che lei scendesse da sola, aveva 5 o 6 anni, il sentiero verso il fiume, ma non si curava dei rimproveri, e poi non era mica sola, Gemma e Wolf l’avrebbero di certo difesa da ogni insidia. A metà strada il silenzio, fatto solo di cicale e di vento, si riempiva di un suono che lei conosceva bene: l’acqua del fiume.

Cosenza – Il Busento oggi.

Gli alberi sull’argine impedivano la vista dell’acqua ma lei ne seguiva il richiamo. I cani correvano avanti e, puntualmente, svanivano tra gli alberi non li vedeva più, ma sentiva che erano già in acqua a giocare. Sull’argine, tra gli alberi, la stradina per l’acqua era sempre lì e lei la ritrovava ogni volta. Si toglieva le scarpe e si avvicinava al punto dove era possibile sedersi. Era sola nella luce fresca dei rami che arrivavano fino a bagnarsi. Tutto lì era verde, anche l’acqua, immergeva i piedi, era fredda anche in piena estate.
Un fremito si impadroniva del suo piccolo cuore. Una leggenda raccontava che in quel fiume, il Busento, era sepolto un antico guerriero, Alarico, insieme al suo tesoro, lo diceva sempre il nonno. Raccontava di persone che arrivavano dalla Germania, dall’Inghilterra, dalla Francia, cercavano la strada del fiume alla ricerca del tesoro e della tomba di Alarico. Velocemente, quando arrivava quel timore, richiamava i cani e risaliva il sentiero con i piedi bagnati e le sue piccole scarpe in mano.
Anni dopo studiò a scuola che Alarico era il re dei Visigoti e degli Unni, che aveva contribuito alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, che aveva combattuto scendendo dalle terre germaniche ed era sceso fino alle terre calabre, fino all’affluente del Crati, il Busento, dove trovò la morte e dove sparì il suo tesoro. Lei ripensava al suo tesoro, che era quel fiume e i suoi cani e suo nonno.
Scoprì poi anche una poesia, di un poeta tedesco, August Graf von Platen, che nel 1820 scrisse su Alarico e la sua tomba nel fiume, il suo fiume. La poesia è stata tradotta in Italiano da Giosuè Carducci.

A. Viteritti

La tomba nel Busento

Cupi a notte canti suonano
Da Cosenza su ’l Busento,
Cupo il fiume gli rimormora
Dal suo gorgo sonnolento.

Su e giú pe ’l fiume passano
E ripassano ombre lente:
Alarico i Goti piangono,
Il gran morto di lor gente.

Ahi sí presto e da la patria
Cosí lungi avrà il riposo,
Mentre ancor bionda per gli omeri
Va la chioma al poderoso!

Del Busento ecco si schierano
Su le sponde i Goti a pruova,
E dal corso usato il piegano
Dischiudendo una via nuova.

Dove l’onde pria muggivano,
Cavan, cavano la terra;

E profondo il corpo calano,
A cavallo, armato in guerra.

Lui di terra anche ricoprono
E gli arnesi d’òr lucenti:
De l’eroe crescan su l’umida

Fossa l’erbe de i torrenti!

Poi, ridotto a i noti tramiti,
Il Busento lasciò l’onde
Per l’antico letto valide
Spumeggiar tra le due sponde.

Cantò allora un coro d’uomini:
“Dormi, o re, ne la tua gloria!
Man romana mai non víoli
La tua tomba e la memoria!”

Cantò, e lungo il canto udivasi
Per le schiere gote errare:
Recal tu, Busento rapido,
Recal tu da mare a mare.

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Comments

  1. Bellissimo racconto, si sente l’odore della terra.

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