Viaggio a Kandahacri

E’ il 21 agosto del 2012 e dopo trentacinque anni torno nel paese della Calabria che mi ha dato i natali. Sono partito (come tanti altri) con i miei genitori alla ricerca di un lavoro che, allora come adesso, la mia regione non era capace di assicurare a nessuno, o meglio, a nessuno che non bussasse con i piedi. Per varie vicissitudini non sono più tornato da allora e oggi, per sbrigare delle pratiche burocratiche che richiedono la mia presenza, sono ad Acri.
L’emozione è forte, quanti ricordi di me bambino!
Sono sulla via che porta al paese, tortuosa, piena di buche, nulla è cambiato: primo tornante, secondo tornante ed ecco che spuntano sulla strada operai senza nessuna segnaletica di preavviso. Anche questo non è cambiato! Mi avvicino, vedo le case che si stendono davanti ai miei occhi, ma la strada è franata, si è abbassata. In compenso il paese è cresciuto: tante case, palazzi addossati gli uni agli altri e non credo che chi le ha costruite sappia dell’esistenza di leggi ferree riguardo all’edificazione in zone sismiche: ma del resto il Beato Angelo non ha detto che Acri sarebbe stato l’ultimo paese a essere distrutto quando fosse arrivata la fine del mondo? La profezia dice così e noi Acresi, soprattutto i costruttori edili, siamo molto devoti al Beato…
Ed eccomi nel centro, nella piazza principale, corro verso il fiume, dove da bambino giocavo, ma… dov’è? Calamo è una strada, ci passano le auto, i camion , e il fiume? È stato seppellito, cementato, scorre sotto la strada! E il Purgatorio? Quello splendido scorcio uscito da un quadro del Rinascimento, il ponte di San Domenico, il fiume, la casetta in pietra circondata dall’orto ed il cipresso centenario al centro… almeno quello è rimasto, anche se circondato dall’asfalto.
Triste per questa scoperta, torno indietro, volto lo sguardo e al posto del vecchio campo sportivo trovo un parco, bello ma… è circondato da un fulmine che si accende all’imbrunire. Incredibile, sembra las Vegas!
All’interno del parco si festeggia qualcosa, c’è un buon odore nell’aria, mi viene fame, ci sono degli stand che fanno panini…. Che gioia finalmente posso riassaporare la salsiccia e anche gli altri salumi prodotti qui, nel nostro salumificio ma… ahimè , mi dicono che ormai è chiuso da anni e i panini sono con la porchetta… la buona notizia è che sono gratis!
Mi guardo intorno e vedo che ci sono tantissimi bar, ristoranti, negozi… tutti vuoti, solo qua e là qualche anziano. E gli altri? Dove sono tutti?
Questo affare non mi convince, ci sarà stata una innovazione nel campo artigianale, le vecchie generazioni avranno insegnato il mestiere ai giovani riprendendo in mano antichi e rari mestieri, avranno ristrutturato il centro storico e incrementato il turismo. Saranno tutti lì. Cammino, cammino verso i Picitti, il Casalicchio, Padia e ciò che vedo è un disastro: case abbandonate e semi distrutte dal tempo, anziani sulle porte. Il degrado attanaglia i luoghi cari della mia infanzia. E mi ritorna in mente quando, con la mia famiglia, abbiamo dovuto lasciare la nostra casa, i nostri cari, per emigrare verso paesi che offrissero possibilità di vita dignitose: sono passati quarant’anni e forse è anche peggio di allora!
In molte regioni d’Italia, ogni città, paese, borgo è stato ristrutturato, rianimato, dato in gestione, venduto, con molte agevolazioni, alle nuove generazioni che ne hanno fatto centri artigianali, culturali, multimediali, fiorenti, dando una fisionomia nuova all’intera regione di appartenenza.
Qui il tempo si è fermato! Il paese è spopolato, non ci sono i giovani, non ci sono più!
Mi trovo nella zona del municipio e vedo un gruppetto di persone allegre e sorridenti che escono dal portone: un momento li conosco. Sono gli stessi che governavano il paese quando ero piccolo. Tra loro vedo il parroco della mia adolescenza, Don Giuseppe. Il prete che aveva aperto la chiesa ai giovani, che si era iscritto al PC osteggiato dalla chiesa stessa e dai benpensanti. “Don Giuseppe non si tocca!” recitava lo slogan. Vado a salutarlo, ma qui qualcosa è cambiato: non è più un prete, è un politico anche lui! Don Camillo e Peppone in un’unica persona! Ma chi meglio di un prete trasformato in politico può spiegarmi che cosa è successo ad Acri in tutti questi anni. E lui mi parla della visita di Nanni Moretti, Carlo Verdone, del premio Padula, di quanto ad Acri si sta buonu. Non c’è bisogno di cambiare nulla, nel paese ci sono questi grandi eventi, grandi personaggi che arrivano, parlano della loro vita e poi vanno via nelle loro città con strade larghe, industrie, cinema, teatri, ospedali.
Anche nell’antichità il Carnevale è nato per questo: far sfogare la povera gente una volta all’anno in modo che tenesse la testa bassa per gli altri trecentosessantaquattro giorni.

Luigi Viteritti

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