L’INTERVALLO (2012)

Regia di Leonardo Di Costanzo
Interpreti: Salvatore Ruocco, Francesca Riso, Alessio Gallo, Carmine Paternoster, Antonio Buil Puejo, Jean Ives Morard. Premio Francesco Pasinetti (SNGCI) al festival di Venezia del 2012
(Contiene Spoiler)
Al festival di Venezia di quest’anno è emerso, tra i pochi film italiani premiati, il film L’Intervallo del bravo regista campano Leonardo Di Costanzo. E’ il primo film di finzione di un ottimo regista che ha gia moltissima esperienza in pluripremiati documentari che hanno trattato temi forti e difficili, come ad esempio la latitanza dello stato ad Ercolano o la scuola e i rischi di dispersione nei quartieri difficili di Napoli.
L’intervallo è un bel film e racconta apparentemente una piccola storia.

Una ragazza viene punita a rimanere reclusa perché ha fatto qualcosa che non avrebbe dovuto fare, ha usato il suo sguardo e il suo piacere in autonomia e non secondo le logiche di potere dell’uomo del clan che, ancora giovane, l’ha già scelta per se.

Punita per la sua autonomia di desiderio dovrà restare per un periodo di tempo in un edificio abbandonato con un ragazzo a cui è stato attribuito il ruolo di guardiano. I due, che in quel luogo devono convivere in ruoli diversi e contrapposti, sono cresciuti troppo presto, magari hanno lasciato la scuola, fanno lavoro minorile e si comportano in modo impacciato da grandi, lei è bella, arrabbiata, orgogliosa e sprezzante, lui veste il suo ruolo, è costretto alla sottomissione silenziosa di fare il carceriere.
Il film, recitato in un magnifico dialetto napoletano (sottotitolato in italiano) è stato girato negli ambienti deserti dell’ex Ospedale psichiatrico “Leonardo Bianchi” di Capodichino, un luogo abbandonato e suggestivo, che nel film diventa un ex collegio. I due giovani si aggirano senza cibo e poca acqua in questo luogo, selvaggio, divelto, un paesaggio da scoprire, in cui scoprirsi. Nel film i due ridiventano pian piano ragazzi, fanciulli, innocenti. E’ questo l’intervallo, una sospensione del tempo che viene reinventato da due giovani. Non succede molto, i due sono ragazzi, giocano con nulla, con la fantasia, si scoprono bambini, a tratti si divertono, immaginano per loro ruoli diversi da quelli che la loro realtà gli ha attribuito. Ma fino a quando? Fino a quando dura la punizione, lei deve capire che non si umilia il piccolo boss del quartiere guardando un altro ragazzo, lei non deve fare di testa sua.
Il film racconta una delicata storia di vicinanza tra due ragazzi e una storia di potere a cui una giovane donna e un giovane uomo sono sottomessi. I due ragazzi provano a giocare una libertà delicata, innocente e infantile in un luogo che dovrebbe essere una prigione e ritornano alla restrizione e all’umiliazione nella realtà del quartiere dove lei ridiventerà, suo malgrado, la ragazza pentita su cui il piccolo boss ha messo gli occhi e lui continuerà a vendere limonate e granite.

A. Viteritti

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