LA TIGRE DEL SUD-EST ASIATICO

La vita è un libro.
Chi non viaggia ne legge una sola pagina.
Sant’Agostino

di Loredana D’Angeli.

Ancora oggi, quando si parla del Vietnam, viene in mente l’orrore della terribile guerra che ha sconvolto il Paese per ben 15 anni, non si può certo dire che non abbia lasciato i segni, ma negli occhi della gente si scopre dignità e voglia di riscatto, voglia di non dimenticare il passato e allo stesso tempo voglia di proiettarsi verso il futuro.

Il mio viaggio in questa terra meravigliosa inizia nella vecchia Saigon (oggi Ho Chi Minh), la capitale economica del Vietnam, dove tutto è proiettato in avanti verso il miraggio del benessere occidentale.
A pochi km dalla città, “vive” il luogo-simbolo della guerra, le gallerie di Cu Chi, dove le ragioni della clamorosa sconfitta americana, ancora oggi, sono molto chiare. I vietcong sono stati capaci di piegare la potenza militare degli Stati Uniti e di stupire il mondo per il loro eroismo; grazie a gallerie sotterranee, strette e con percorsi a serpentina, l’esercito vietnamita divenne invisibile e riuscì a far ripiegare l’avversario colpendolo con imboscate notturne. Se non si è mai andati nel Sud-est asiatico non si può capire il perché la vita delle persone non è esattamente quella che ci si aspetta. Quando si parla di Asia, si pensa a ritmi lenti, ad una filosofia di vita straordinaria e ad una tranquillità poetica… Ma sarà realmente così? Quando si atterra nel Paese dell’ “ultima tigre del Sud Est Asiatico”, si viene pervasi da milioni di motorini strombazzanti, che rappresentano, non solo un mezzo di locomozione comodo e veloce ma soprattutto uno strumento di lavoro e di sopravvivenza. Sopra quelle due ruote cammina un’ampia fetta dell’economia locale che trascina la più grande parte della popolazione.
Passeggiando per la città, si è attratti dagli odori e dai colori accesi della frutta venduta sui marciapiedi, dalle voci di ambulanti che richiamano i compratori e dai cappelli a cono sfoggiati dalle donne che da un lato portano la bilancia tradizionale e dall’altro hanno il telefonino all’orecchio e le mascherine per lo smog.

Elementi che insieme trasmettono all’occhio dello straniero la visione di un popolo dall’identità molto forte, con una grinta che oggi pervade Ho Chi Minh City, mostrando purtroppo anche i lati negativi dell’occidentalizzazione.

Il viaggio continua verso, una delle 7 meraviglie del mondo, conosciuta come baia di Ha Long, nel nord del Paese, lì scopriamo un mondo “antico”. A bordo di giunche di legno, lo sguardo si perde nelle insenature disabitate e silenziose della baia, popolata da pochissime famiglie di pescatori che vivono in precari villaggi galleggianti.
La vita in questo posto è magica; pace e tranquillità regnano all’interno del villaggio dei pescatori. Non si può non restare affascinati dalle cose che si vedono: case ormeggiate su galleggianti, con terrazzini, finestre, amache, piante e fiori, antenne televisive ed anche animali domestici e al posto dello scooter una barchetta, non manca certo la scuola visto che il Vietnam è uno dei paesi con il più alto indice di scolarizzazione dell’Asia. Facce completamente diverse di uno stesso Paese, che fanno viaggiare tra passato e futuro riuscendo a stupire chi lo attraversa con gli occhi della “curiosità” conoscitiva.

La persona che parte per un viaggio,
non è la stessa persona che torna.
(proverbio cinese)

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