Ma che fine fanno le tecnologie a scuola?

Di Loredana D’Angeli.

Tutti i nostri ministri hanno attuato politiche scolastiche  per  “ammodernare” la scuola.

Negli ultimi trent’anni sono stati spese ingenti somme di denaro per introdurre le nuove tecnologie ed ancora oggi ci domandiamo se queste “novità tecnologiche” hanno reso la nostra scuola più moderna.  E’ iniziato un nuovo anno scolastico e come sempre il Ministro dell’Istruzione di turno esordisce con uno scoop: “nuova rivoluzione digitale nella scuola arrivano i registri elettronici” e “tablet per i professori delle scuole del Sud”: Puglia, Campania, Sicilia e Calabria. Si comincerà  dalla Calabria ha affermato il ministro sostenendo che “la Calabria può essere la lepre dell’innovazione tecnologica per le scuole  d’Italia”. Mentre scatta la denuncia di Skuola.net: “Le tecnologie ci sono, ma i prof non sanno usarle”.  Ma allora, computer, lavagne multimediali e tablet, possono da soli “svecchiare” la scuola?  E’ utile modernizzare una scuola solo materialmente? Che funzione svolge oggi la scuola? Un centro potenziale di business? Intorno a tali dispositivi il business è grande e sembra primeggiare sul ruolo didattico che dovrebbero avere queste tecnologie. La vera innovazione non può essere solo quella materiale, ma è questo che sta accadendo, gli interessi rischiano di non coincidere e di far fallire ogni possibile innovazione. Il rinnovamento della scuola deve procedere coinvolgendo la vita reale con quella vissuta nella aule scolastiche passando poi per la formazione del personale docente che deve essere motivato e non obbligato.

“[..] Sono stanca, arrivano dal Ministero e ci chiedono sempre di “saper fare”… Dobbiamo essere sempre pronte, aggiornate…ma chi ci aggiorna? Corsetti di 2-4 ore…cosa sappiamo noi di questa LIM? [..]” (Commento di un’insegnante)

Se tutto continua ad essere imposto dall’alto ci sarà solo un altro strumento che consentirà a qualche azienda di sviluppare il suo business, e per la scuola ci sarà solamente un’altra illusione che dovrà fare i conti con la realtà.   Segnalazioni allarmanti pervengono dal Consiglio Nazionale dei Geologi. Dai dati diffusi dal presidente Gian Vito Graziano, conseguiti incrociando quelli di Consiglio Dati Cresme, Istat e Protezione Civile,  risulta che un edificio su tre non ha il certificato di agibilità e 27.920 istituti si ergono su superfici potenzialmente ad elevato rischio sismico (in Calabria addirittura il 100% sul totale). A questo  si aggiunge il rischio idrogeologico che interessa 6.122 edifici, concentrati in particolare in Campania.

Scuole in edifici fatiscenti, aule ricavate in ex appartamenti, classi con sedie e banchi vecchi, con soffitti che corrono il rischio di cedere, con famiglie senza soldi per comprare i libri e che devono portare la carta igienica da casa e che probabilmente si domanderanno, ma la lavagna multimediale, i tablet e i registri elettronici a cosa servono in una scuola che versa in queste condizioni?
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