Sexy-Service

Di Nicola Baldoni.

Chi di noi non s’è trovato a mezzanotte con il disperato bisogno di un vibratore? Dove andare? Che fare? Son problemi.

Anzi, erano, perché stan fiorendo i sexy shop a selfservice, aperti 24 ore su 24. Li abbiamo visitati per voi.
Fiorendo, letteralmente. Secondo i dati di Confesercenti negli ultimi tre anni in Italia hanno chiuso 110mila imprese. A Roma il primo sexy shop automatico è partito nel novembre del 2010 e ora la capitale ne vanta una decina. L’incasso che promette la società di franchising che li istalla è tra i 3 mila e i 5 mila euro lordi al mese. Un utile del 60%. Un utile fatto vendendo cosa? Che sono i sex toys? Queste robe che uniscono il nome giocattolo a quel passo così complicato che è il corpo in amore? Sappiate che di fronte ad alcuni oggetti l’unico sentimento di cui sarete capaci è la paura. Di altre cose non riuscirete a intendere la funzione. Due o tre giorni dopo vi verrà in mente. Spavento, più che gioia. Almeno così è accaduto a me e a Cinzia l’amica che ho portato per solidarietà.

Una muraglia di peni di gomma non si affrontata senza una presenza amica.

Le vetrine sono nere. Solo la decalcomania viola d’una ragazza che prende il sole tradisce che non varchi l’uscio di un supermarket. Per entrare si infila un documento in un lettore per dar prova della maggiore età. Sodoma, questa almeno, è asettica come le anticamere dei bancomat. Sono circa 15 metri quadrati. Alle pareti cinque distributori, identici alla macchinette che danno sandwich e lattine. Accanto all’uscita è pronta una busta di carta. Anonima e senza logo, ma rosa shocking, perché comunque non acquisti viti e bulloni.
Peccando di generosità si può dire che c’è un reparto profumeria e uno di biancheria, una piccola videoteca (Bimbe dispettose, La sorella di papà, Nerone al naturale, ma se fossi costretto a scommettere punterei su Vedrai che passera per il più bello), un angolino assai timido per il bondage e poi, finalmente, il piatto forte, i sex toys.

È esagerato scomodare il sessismo, ma la dura legge dei numeri è questa: 36 robe puntute contro e 3 concave.I peni partono da 19 euro per il modello da borsetta e arrivano a 110 per quello autografato, copia a grandezza naturale delle virtù d’un famoso attore porno. L’oggetto in questione è lungo un avambraccio. Cinzia è entrata ridendo. Ora, non vorrei esagerare, ma la vedo preoccupata.

Il reparto biancheria (prezzi tra i 20 a 40) è deludente. Le calze o gli slip sono appena più osé dell’offerta d’un grande magazzino. Roba tigrata, soprattutto. Nel reparto profumeria, oltre i preservativi a taglia XXL che penso facciano faville per l’autostima, ci sono quelle robe che negli anni ’80 si trovavano in fondo alle guide Tv: il profumo ai feromoni che fa impazzire le ragazze e le creme miracolose. Di solito, nelle riviste, vedevi accanto la foto degli occhiali a raggi X che ti denudano le donne e le scimmiette di mare.
Non rimandiamo. La cosa per cui siamo entrati sono i sex toys. Mi sono documentato prima di partire. Su un sito molto cool una giornalista li definisce i “migliori amici delle ragazze”. Non so, ma a me provare a prendere un the con un cilindro di plastica di 25 centimetri risulterebbe complicato. Considerando poi che il cane è il miglior amico dell’uomo, per chi ha un po’ di immaginazione i panorami che si spalancano sono inquietanti.
Ok, vediamoli. Vibratori, prima di tutto. Piccoli, medi, umani o terrificanti, con fogge che riproducono il sesso maschile o indistinguibili da una stilografica così da poter scivolare in borsetta accanto a un notes. Da usare a mano libera o con pratica ventosa, manuali, elettrici o a batteria, singoli, doppi, tripli (non fate domande) o bifronte caso mai aspettiate amici, tradizionali o tanto moderni da non sfigurare nell’alloggio del tenente comandante Uhura sulla nave stellare USS Enterprise.

Guardandoli, l’espressione “aiutati che dio ti aiuta” assume significati imprevisti.

Parliamo del packaging. Alcune confezioni hanno colori ultramoderni in bianco e lillà per vibratori del tutto simili a minipimer (5 tasti, quattro velocità). La mia amica, prima di uscire, aveva detto “è meglio che non mi porto i soldi”, ora son cinque minuti che non mi parla. Ci sono scatole anonime, altre piene di lustrini come scherzi di carnevale. Su una c’è la foto d’una donna nuda – bionda, svedese e vaporosa – uscita dritta dritta dai film zozzi degli anni ’70. Una signora che ora, facendo due conti, ritira la pensione e ha problemi di sciatica. Il che fa pensare che l’oggetto sia lo stesso da quarant’anni. Vien da pensare a una piccola aziendina alla periferia di Stoccolma, che da padre in figlio si tramanda il brevetto del fortunato oggetto. “Ragazzo mio, un giorno, tutto questo sarà tuo”, pare di sentirlo.

Se si escludono delle manette in taffetà rosa (24 euro) e una mascherina nera (10 euro) non mi pare che ci siano giochi da fare in due. In realtà c’è anche un cono con presa usb. Serve un amico collegato via web. Se lui muove il mouse si muove il cono. Non so se ci si senta meno soli.

Mettendo insieme dovere di cronaca ed equilibrismo proviamo a descrivere i sex toys. L’anello che vibra e la frusta si spiegano da sé. Poi, allora, c’è una sorta di ruota di mulino, la ruota ha delle piccole alette (99 euro), la ruota gira e le alette con lei. Poi una U, una cosa a forma di U o piuttosto di ferro di cavallo. Serve la batteria. Un’altra cosa che suppongo serva sempre alle ragazze ha la forma di una papera al guinzaglio, ma quali siano le sue facoltà, ignoro. Soprattutto la parte del guinzaglio. L’ammennicolo più inquietante son delle sfere di metallo, quattro, un po’ più grandi di biglie da spiaggia, a salire in grandezza. Son legate l’una all’altra da una piccola catena. La catena termina con una specie di maniglia. Come se, una volta introdotte, sia necessario tirarla e chi si ritrova le sfere in corpo venga avviato, tipo un fuoribordo, 15 euro.
Per i maschi non ci sono giocattoli, ma esercizi. Ovvero due specie di cilindri con pompa a lato. Qualcosa che deve essere l’equivalente per il pene dei quadri svedesi per i dorsali: una palestra. I poveri hanno quello a 30 euro, una sorta di grande siringa col centimetro laterale per misurare i progressi. I benestanti hanno a disposizione un modello a 99 euro francamente meno umiliante con la forma a hangar missilistico. In basso, nell’ultima macchina, le bambole. Non è bello da dire ma quella ariana costa 45 euro, quella di colore 40. Sulla confezione c’è scritto che “Puoi fargli quello che vuoi”, su tutte e due è specificato.

Che qualcuno mi spieghi perché io e Cinzia quando siamo usciti da quello shop, 24 ore su 24 aperto, non ridevamo neanche un po’. Eravamo tristi, quasi.

Nicola Baldoni, romanziere, critico letterario e cinematografico, ha pubblicato nel 2002 Nudo Rosso (Diabasis, 2002), premio Chianciano per il miglior romanzo under 35. Scrive attualmente su “Il Fatto Quotidiano” nella rubrica satirica “Il Misfatto”. In anteprima ci ha inviato questo articolo.

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Comments

  1. Vi faccio i complimenti per l’anteprima, ma e’ un articolo di cui potevamo fare anche a meno.

    • Anche i misantropi sessisti come me deveno avere il loro spazio.

    • Almeno una volta a settimana mi capita di passare davanti ad un sexy shop, quando vado a lezione di inglese, e la curiosità di entrare mi ha assalita un sacco di volte, almeno adesso so cosa c’è dentro.

      • No, guarda Assunta, ti assicuro che da questo articolo l’unica cosa che si capisce è che chi l’ha scritto non ha la più pallina idea di cosa ci sia dentro…

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