SCUOLA: Legge “APREA” – Lo capiremo quando sarà troppo tardi!

Di Loredana D’Angeli.

Sulla scuola si sta per abbattere un’altra riforma, mentre docenti e studenti manifestano in piazza per le ormai condizioni disastrose in cui la scuola italiana versa. Si parla di nuove riforme quando ancora quelle passate non sono state attuate completamente.

In “Italia persiste tuttora un’autonomia incompiuta, con una finta competizione tra scuole, una fittizia autogestione formativa e una mancata valutazione delle competenze; il tutto coronato da fondi statali centralizzati”. E’ d’obbligo rammentare che, già con la legge Bassanini (59/1997), “Il Governo delega, per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni ed enti locali, per la riforma dell’amministrazione e per la semplificazione amministrativa”, costituendo un vero punto di svolta per la riorganizzazione territoriale senza modificare la Costituzione.
I quotidiani di oggi ci informano che questo Governo propone al Parlamento una nuova modifica del Titolo V della Costituzione, perché consapevole che ci sono competenze che sono esclusive dello Stato, tra cui l’istruzione. Nonostante manifestazioni e scioperi i “nostri politici” non ascoltano, ma propongono ancora riforme top down, dove non si vuole riconoscere “ l’autonomia nello Stato, ma dallo Stato; un’autonomia dentro un sistema scolastico nazionale, che raffiguri la risposta più tangibile al principio di uguaglianza di tutti i cittadini, previsto dall’art. 3 della Costituzione”. A questo si dovrebbe mirare, bensì si spinge alla frammentazione e alla differenziazione, sociale e geografica, degli istituti scolastici; consolidando le condizioni per una loro futura competizione all’interno di un’autonomia statutaria; gravata dalla figura del dirigente scolastico, favorito di poteri molto estesi e nominato dall’alto, esattamente il contrario del principio dell’autonomia. Contraddizioni critiche, che questa nuova legge, P.D.L. 953 (P.D.L. “Aprea”) ha al suo interno, dove si sminuisce anche la funzione docente, poiché in essa si temono le maggiori resistenze.

Una legge che non tiene conto delle competenze ma che unicamente renderà la scuola pubblica un’azienda in mano ai privati dove ci saranno solamente più “controlli esterni di tipo aziendalistico”.

Saranno modificati anche gli organi collegiali, in particolare l’attuale Consiglio d’Istituto sarà sostituito dal “Consiglio d’Amministrazione” della “prima” proposta Aprea, ora denominato Consiglio dell’Autonomia, che sarà composto dal preside, dai genitori, ma anche da membri esterni scelti fra “le realtà culturali, sociali, produttive, professionali, e dei servizi”. Qui la domanda nasce spontanea: siamo in una scuola dove al primo posto si dovrebbe mettere la formazione e la cultura, o nel consiglio di amministrazione di un’azienda, dove sono gli interessi economici che primeggiano?

A Tutto questo s’inneggia in questi giorni nel nostro Parlamento, alla luce di quello che si è verificato e si sta verificando ancora nel nostro Paese, nella degenerazione originata all’interno del nuovo ordinamento policentrico della nostra Repubblica e nella corruzione che si è lestamente diffusa in questi nuovi centri di potere e di controllo delle risorse nazionali.

Proprio quando, invece si dovrebbe ripensare alle autonomie partendo dai fatti accaduti nella Regione Lazio, passando per la Regione Lombardia per arrivare in Calabria, dimostrando che non è solo una “Questione Meridionale”.

 

 Come si fa in un paese ad istituire la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato, e lo conosciamo bene.. Tutte le scuole diventano scuole di stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di stato e, contemporaneamente, di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido. Facciamo l’ipotesi che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale vuole vuole formalmente rispettare la Costituzione. Non vuole fare la marcia su Roma, ma vuole istituire, senza parere, una dittatura larvata. Allora, come fare? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’ è sempre una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre stata, perfino sotto il fascismo c’è stata.
  Allora, il partito dominante segue un’alta strada. Comincia  a trascurare le scuole pubbliche,  screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Ed allora tutte le cure incominciano ad andare alle scuole private, cure di denaro e privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare alle scuole private, perché in fondo sono migliori di quelle  di stato. E si danno dei premi o si propone  di darne  a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figli invece che alle scuole pubbliche a quelle private. Così la scuola diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole pubbliche a vantaggio di quelle private.

Piero Calamandrei – Discorso alla Camera dei Deputati – 1950

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Comments

  1. Ciò che ha detto Piero Calamandrei (nel lontano 1950) sulla scuola pubblica è pienamente condivisiibile anche oggi, se poi andiamo a vedere che quasi tutte le scuole private sono cattoliche ed ottengono anche finanziamenti la cosa diventa ancora più grave. Pensiero unico in una società feudale che non riesce a fare nessun cambiamento, fatta di padroni e tanti cortigiani.

    Rocco

  2. I seem to go along with everything that was written in “SCUOLA: Legge “APREA”
    – Lo capiremo quando sarà troppo tardi! –”.

    Many thanks for pretty much all the actual details.Thanks for your effort,Stephan

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