La scuola di “teste ben fatte”

di Loredana D’Angeli.

In una scuola in continua evoluzione dove si parla di saperi costruiti, dove l’apprendimento non corrisponde a una mera trasmissione astratta di contenuti, che possa avvenire indipendentemente dal corpo, dai vissuti e dall’emotività di docenti e studenti, come non si riesce a capire quello che già sosteneva Montaigne “compito della scuola è formare “teste ben fatte”, non “teste ben piene” e ancora si continua ostinatamente a pensare che “riempire “ di compiti possa essere utile?
Questa domanda mi è nata spontanea quando ho letto l’articolo “Compiti a casa” di Giovanni Gallipoli e si è acuita proprio oggi durante una riunione con i genitori della mia classe, una quinta elementare …”pronta” per la scuola media (o meglio Scuola Secondaria di Primo Grado!) Durante il colloquio è stata fatta una richiesta che mi ha fatto trasalire: un genitore ha chiesto al team docenti di aumentare i compiti a casa in previsione delle scuole medie dove i ragazzi studiano fino alle ore 23. Una richiesta nata da una mamma disperata che ha paura non della preparazione della figlia, ma dei compiti…e allora ho ripensato alla frase del Prof. Giovanni Faragasso che assegnava pochissimi compiti, perché Lui “lavorava in classe”e in quel momento ho scoperto che anche io lavoro in classe, che i miei studenti apprendono e costruiscono il loro sapere a scuola e che non ha senso privarli del loro tempo libero dopo 8 ore di scuola.
Come si può pensare di appassionare i ragazzi se si gravano di compiti che occupano la “loro libertà”, il loro spazio vitale: il gioco.

“La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia Art. 31
Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica”.

Quante volte quest’articolo viene violato? O sarebbe meglio porre la domanda, quante volte viene rispettato? Non credo di aver rassicurato la mamma, perché purtroppo si troverà a dover affrontare “il problema dei compiti”, ma credo di avere rafforzato la mia idea e convinzione che è compito dei docenti “cocostruire” nel tempo e nello spazio scolastico saperi e competenze insieme ai propri alunni e che i compiti si rivelano essere “inutili” e “desueti” in una scuola che si prefigge di formare “teste ben fatte” e non “piene”!

“Se un uomo ha fame gli puoi dare un pesce, ma meglio ancora è dargli una lenza e insegnargli a pescare” proverbio africano.

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