IL DIRITTO DELL’UGUAGLIANZA NEL RISPETTO DELLE DIFFERENZE

di Loredana D’Angeli.
Come succede spesso tra insegnanti, un po’ di tempo fa, mi venne consigliato di vedere un film:“Stelle sulla terra”. Un film che tratta un tema molto delicato, la dislessia: il protagonista del film, il piccolo Ishaan Awasthi ha grossi problemi con gli insegnanti e con i genitori a causa della sua patologia. Ripete la terza classe e ogni disciplina rappresenta per lui un ostacolo insormontabile. I genitori decidono di iscrivere il bambino in un collegio, ma anche qui non consegue nessun progresso, fino al giorno in cui arriva un nuovo maestro che si rende subito conto che Ishaan è affetto da dislessia.

Rimane fortemente colpito dalla creatività e dall’inclinazione che il bambino dimostra nel disegno. Da quel momeno si prenderà personalmente cura del bambino. Ishaan Awasthi imparerà a leggere e a scrivere e quando il maestro indirrà un concorso di pittura per tutta la scuola, lui farà un bellissimo disegno e arriverà secondo; finalmente sul suo viso nascerà un sorriso.

Crescere e imparare non deve essere una competizione che porta a vincere i “MIGLIORI”, ma un percorso che deve portare tutti alla meta.

Un film che dovrebbe far riflettere sulla scuola italiana e sui ragazzi che nella scuola si formano, ma non solo su quelli con difficoltà certificate; ma su tutti i bambini e sulle loro differenze sociali e culturali. Spesso, noi insegnanti ci lasciamo trasportare dai programmi e dal sistema di valutazione nazionale, che ci lascia a volte interdetti. I programmi dovrebbero lasciare ampissima autonomia ad ogni docente e il sistema di valutazione dovrebbe dare molta più importanza alla responsabilità e alla fiducia nel rapporto con lo scolaro che non alle prove e alle valutazioni. Solo così sarà possibile porre al centro dell’azione didattica i ragazzi e non le regole e gli obiettivi; sviluppando programmi personalizzati per ciascuno. Gli studenti non devono essere valutati in base a livelli predefiniti, ma si dovrà partire dalle loro stesse attitudini e dal potenziale di cui ciascuno di loro è dotato secondo il parere dell’insegnante. Si dovrebbero avere valutazioni positive, quando, anche se con difficoltà e ad un livello basso, vi siano progressi rispetto alla situazione di partenza; mentre dovrebbero esserci valutazioni negative nel momento in cui si rileva che non hanno fanno tutto ciò che era nelle loro possibilità. Non si può pensare che bambini di estreme periferie urbane, che vivono disagi socio-economici, abbiano la stessa base di “partenza” di altri loro coetanei; ma non si può neanche crearsi un alibi in questo, gettando la spugna e non dare a tutti le stesse possibilità. Il successo della scuola non deve essere dettato dai facili entusiasmi per le eccellenze, contrariamente la scuola dovrebbe gioire quando ottiene risultati in quelle aree dove forse di eccelllenze ce ne sono ben poche ma dove a rischio c’è il futuro della nostra democrazia.

Non lasciare nessuno indietro!
(Motto della scuola finlandese)

Ma purtroppo il nostro sistema spesso lascia indietro troppi bambini e ragazzi, penalizzando spesso gli “svantaggiati” con la duplice conseguenza di non rispettare i diritti dei giovani, impedendo, di conseguenza, un equilibrato progresso della nostra democrazia. Le politiche scolastiche “dei tagli” stanno depauperando la scuola, togliendo risorse non solo economiche ma anche e soprattutto umane, lasciando le singole scuole in balia dell’autonomia, formando classi pollaio (28-30 alunni) e portando all’esasperazione una classe di docenti che non “crede” nelle bocciature ma che spesso è costretta ad attuarle, che non vuole la lezione unidirezionale, ma che obbligatoriamente la conduce!

Se il motto della scuola finlandese è: Non lasciare nessuno indietro!
quello della scuola italiana sembra essere: W la selezione naturale!
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