Bread and Roses: Ken Loach, l’elogio del rifiuto e le primarie del PD

 

di Laura Giacalone.
21 novembre 2012. Mancano quattro giorni alle primarie del PD, due all’inizio del Torino Film festival, trenta alla fine del mondo. Apro distrattamente la mail di redazione e scarico l’ultimo allegato. È un comunicato stampa e inizia così:

“È con grande dispiacere che mi trovo costretto a rifiutare il premio che mi è stato assegnato dal Torino Film Festival, un premio che sarei stato onorato di ricevere, per me e per tutti coloro che hanno lavorato ai nostri film”.

Continuo a leggere tutto d’un fiato e apprendo che il grande regista britannico Ken Loach, autore di film memorabili come Terra e libertà (1995), My name is Joe (1998) e Bread and Roses (2000), non accetterà il premio alla carriera che avrebbe dovuto essergli consegnato a Torino in occasione dell’anteprima italiana del suo ultimo film, The Angels’ Share (2012). La notizia arriva, con tutta la sua carica esplosiva, a due giorni dall’apertura della kermesse torinese, a quattro dalle primarie del PD, e fa scoppiare la fine del mondo. È una connessione –Loach, il festival di Torino, il PD – che faccio d’istinto, ma che mi appare quasi blasfema.
Il motivo della mancata partecipazione, spiega Loach, è “la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi”. È una storia ormai tristemente nota, non solo in Italia: la ditta che ottiene l’appalto si affida a manodopera straniera sottopagata e taglia il personale. E così adesso le infrastrutture per le telecomunicazioni si fanno in Cina, il prêt-à-porter in Bangladesh e il cinema italiano a Praga, con buona pace di Cinecittà (ultimo della serie il film TV Olivetti di Michele Soavi, prodotto dalla Casanova Multimedia del senatore Luca Barbareschi e dedicato – ironia della sorte – all’imprenditore-filosofo di Ivrea, bandiera, ormai a mezz’asta, dell’eccellenza del made in Italy).
A scatenare la reazione di Ken Loach, in particolare, è il caso dei lavoratori dell’impresa di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema, che da trent’anni gestisce e organizza il Torino Film Festival (uno dei migliori in Europa, va detto, per qualità delle proposte e ricerca culturale). I servizi di pulizia sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear e i lavoratori – proprio come i protagonisti di Bread and Roses – hanno subito intimidazioni, maltrattamenti, tagli di stipendio e licenziamenti. Facendosi portavoce della loro battaglia, questa volta fuori dal grande schermo, Loach afferma perentorio che “l’organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna”.

“Non è giusto – aggiunge il regista – che i più poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di cui non sono responsabili”.

Da qui il NO di Ken Loach, un NO forte ed estremo come tutto il suo cinema, che crea rottura e non conciliazione: un NO perentorio alle logiche di un sistema produttivo di cui Torino, suo malgrado, è simbolo anche per le recenti vicende dei lavoratori FIAT. Un NO irriverente, eroico e poetico come il NO di Bartleby lo scrivano; intransigente, testardo e appassionato come il NO isolato, profondo e temibile della Filosofia del Rifiuto di Ennio Flaiano. “Come potrei non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti?”, tuona il regista.
All’indomani della decisione di Loach, un illustre opinionista della carta stampata, Massimo Gramellini, dalle pagine della Stampa accusa Loach di aver boicottato il Festival di Torino: avrebbe dovuto ritirare il premio – sentenzia il giornalista – e denunciare dal palco l’ingiustizia subita dai lavoratori e magari devolvere il ricavato a un fondo loro destinato. Tutto bene quel che finisce bene, insomma. Ovvero tutto il contrario di quanto aveva dichiarato il regista (“Accettare il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento debole e ipocrita. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni”).
Ma che vogliamo farci, siamo ostaggi di un paese che non riconosce la poesia. Un paese che fra qualche giorno voterà il leader della coalizione di centro-sinistra. Ecco, appunto. Perché mentre Ken Loach si schierava senza esitazione dalla parte dei più deboli – sottraendosi al meccanismo di un sistema che premiando se stesso si auto-assolve – e Massimo Gramellini sognava un finale da sit-com, i cinque candidati alle primarie del PD affilavano le loro potenti armi di comunicazione e sfoderavano la locandina più pop della storia della sinistra. Roba che ti vien voglia di votare per i Teletubbies. Dagli studi di X-Factor, poi, i Fantastici 5 – alias Bersani, Tabacci, Renzi, Puppato e Vendola – ci spiegavano quali fossero i loro riferimenti ideologici. Dal Papa Giovanni di Bersani (che pare utilizzi come suo consulente l’autrice de La pupa e il secchione) al Cardinal Martini di Vendola. (Confesso che al nome del “Cardinal Martini”, ho sperato per un attimo che Vendola si stesse riferendo, con la sua consueta prosopopea, al suo aperitivo preferito, anche se personalmente continuo a preferire un Monsignor Spritz).
C’è, insomma, chi alza la testa e dice NO e chi invece persegue la pax democristiana. D’altra parte, il coraggio, se uno non ce l’ha, non se lo può dare.

Laura Giacalone è una giornalista e traduttrice freelance. Vive a Roma, lavora come Contributing Editor per la rivista “Italian Journal” di New York ed è caporedattrice della rivista di cinema “Filmaker’s magazine”. Ha vissuto a Londra per due anni, lavorando come Editorial Assistant per la casa editrice Phaidon Press, ha tradotto in italiano i romanzi americani “Pesci di carta” di Tina De Rosa (Nutrimenti, 2007) e “La finestra sul bosco” di Karen Robards (Fanucci, 2010) e collabora come traduttrice e consulente editoriale con riviste e istituzioni accademiche, agenzie di comunicazione e gallerie d’arte.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: