ALÌ HA GLI OCCHI AZZURRI

di Assunta Viteritti.

alìRegia di Claudio Giovannesi con Nader Sarhan, Stefano Ribatti, Brigitte Apruzzesi, Marian Valenti Adrian, fotografia di Daniele Ciprì.

Il film, in concorso al Festival del cinema di Roma (2012), ha vinto il premio speciale della giuria e quello come miglior opera seconda. E’ ispirato da una delle storie raccontate dallo stesso regista nel suo documentario del 2009, Fratelli d’Italia.

fratelli d'ItaliaE’ una storia metropolitana ma racconta anche di tentativi di integrazione, è una storia di seconda generazione ma è anche un film sui fallimenti della scuola e sul rapporto tra generazioni, racconta di una giovane amicizia ma è anche un film d’amore. Racconta di Nader e Stefano, due adolescenti a rischio (direbbe la letteratura) e della loro vita che scorre tumultuosa nella periferia romana. Ostia e il mare divengono nel film l’orizzonte di molte parti di questo bel racconto che affonda nel vero.
Nader è un figlio di seconda generazione, 16 anni, una famiglia egiziana, tutto sommato anche abbastanza integrata (il padre benzinaio è una delle figure più commoventi del film). La madre è ancorata alla sua tradizione e rimprovera a Nader di non difendere la sua diversità di musulmano, ma lui è italiano, così le ripete Nader. Ha una ragazza italiana e per questo è osteggiato dalla madre, “siamo diversi, sono diversi” continua a dirgli, cercando di far breccia nel cuore di un figlio che intanto manda avanti la sua stonata vita italiana.
Rabbia, ormoni e amicizia maschile, tre buon ingredienti ben miscelati che fanno una storia speciale. Stefano invece è italiano, ha un padre di cui non conosciamo il lavoro ma che è tatuato e ha amici che possono dare una mano, se necessario… la madre non si vede mai. Stefano, insomma, non è messo bene. Entrambi frequentano, a giorni molto alterni, un istituto alberghiero senza alcun reale interesse e senza alcun progetto di vita (le scuole professionali sono di serie C in Italia e spesso sono luoghi dove giovani con disagi personali finiscono per acuirli, queste scuole spesso non fanno altro che riprodurre le distanze sociali). La scuola insomma è come sfuocata, lontana dalle loro vite.
al'3

Giovannesi ci racconta vite spericolate ma anche normali. Nader e Stefano si mettono nei guai fin da subito, istinto, bravate e sfide distruttive.

Oltrepassano con una leggerezza tragica l’asticella del consentito eppure poi li ritroviamo a scuola tra banchi e cazzeggio (da questo punto di vista almeno la scuola fa almeno da contenitore e da argine, è un luogo che, per quello che può, li tiene per delle ore lontani dalla strada…). Un comune amico rumeno, che frequenta la stessa scuola, cerca di metterli in guardia, più volte, ma loro sono, paiono, già fritti. Per quali vie passa la relazione tra le diversità! Rischiano e lo sanno, ma lo fanno con una lievità che è propria della piena adolescenza: hanno 16 anni!
Nader ha cuore, è ostinato, caparbio e innamorato della sua tipa italiana, Stefano ci appare più superficiale, ma quante sue insicurezze riusciamo a cogliere standogli accanto. Tra i due c’è un legame maschile e infantile, rubano, sniffano, comprano una pistola, accoltellano, e poi insieme anche a scuola, a non far niente, o con la pischella a fare l’amore.
Vite così, di periferia, intense e smarrite, e la periferia romana diventa il mondo giovanile di tutte le metropoli. Loro sono veri, dentro hanno qualcosa di prezioso, vivono la loro battaglia quotidiana. E tutto accade in una settimana (un efficace artificio che usa il regista) sei nel loro tempo quotidiano e ci credi. La periferia romana diventa romantica e tragica, le strade vuote, i casermoni dormitorio, passare le notti fuori in ripari di fortuna, davanti al mare. Nader, in questo panorama, è insieme perso e sicuro, orgoglioso, non si da per vinto, afferma la sua scelta, ci prova.

alì2E alla fine, nonostante tutto quel che accade, niente sembra veramente perduto.

Nader è in lotta con se stesso e anche con la sua cultura da cui pensava di essersi emancipato: “mia sorella non si tocca” dice a Stefano, e per questo potrebbe anche far fuori l’amico. Stefano, invece, è un adolescente italiano che non ha capito molto, piuttosto cerca di darsi un tono e intanto si autoinganna. Sono veri e bravi i due giovani e recitano solo la loro vita. E’ un film davvero prezioso quello del film di Claudio Giovannesi, si vede che il materiale e la tecnica etnografica del precedente suo documentario gli hanno consentito di entrare dentro delle esistenze senza giudicarle, il suo sguardo, anche nel film, è sempre di comprensione e ci fa vedere un’Italia già nuova e futura dove le diversità sono accostate ma sono anche in tensione.
Ci aiuta a capire, più di tante indagini sociologiche, come sarà l’Italia di domani, anzi com’è già oggi e Alì non ha gli occhi azzurri.

Trailer del film

Materiali del documentario Fratelli d’Italia

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