Acri visionaria

di Angelo Minisci.

acri-panoramaE’ attorno ai luoghi che
l’esperienza umana tende a
formarsi e a raccogliersi,
che si tenta di gestire la
vita in comune, che
vengono concepiti,
assorbiti e negoziati i
significati della vita.
Zygmunt Baumann

Carissimi, dopo aver preso visione della vs. proposta di maratona, per il centro storico di Acri e ricordando altri progetti in linea, in merito alla possibilità di costruire sinergie propositive per la crescita vi indirizzo una riflessione allargata. Essere chiamati ad immaginare un nostro nuovo futuro istituzionale, con la consapevolezza che non stiamo discutendo di assetti immaginari, ma creando forme diverse ed innovative per governare i territori dove scorre la nostra vita, rappresenta sicuramente una grande opportunità per la città di Acri.
Gli scenari forniscono punti di vista alternativi per il futuro, identificano eventi
significativi, gli attori principali e le loro motivazioni. Sono rappresentazioni, storie, episodi,
usati come struttura attraverso la quale il pensiero può essere focalizzato e sfidato ad
esplorare possibili e diverse realtà. Usiamo gli scenari per esplorare lo sviluppo possibile del
futuro e testare le strategie rispetto alle alternative possibili. Governi ed organizzazioni
innovative del mondo adottano gli scenari per sperimentare e decidere strategie e politiche future in maniera consapevole e partecipata.

Certo, il futuro è imprevedibile e gli scenari non vogliono essere previsioni e non lo
rappresentano in maniera accurata. Gli scenari vengono definiti per creare consapevolezza e
preparare i territori ed i loro attori a sviluppare programmi e competenze; per offrire
un’opportunità a prepararsi un futuro possibile. E vi lascio delle domande aperte che spero possano essere colte come occasione di dibattito puro e semplice della visione e non catalizzato in una struttura semplicemente “archittettonica”.

E’ questo mi ricorda molto lo slogan di uno spot che circolava in Gran Bretagna e che recitava: «the only thing we need to change is the way we think». Potrebbe sembrare banale, ma proviamo a riflettere. Siamo sicuri che il modo in cui vediamo le cose riflette quello che sono in realtà? Siamo sicuri di vedere tutto?

Vi propongo delle visioni aperte e da condividere.

  • La prima domanda (Come dovrebbe essere il carattere del cittadino futuro per trovarsi bene nel nostro territorio?)
  • La seconda domanda (Come vorremmo che fosse la vita quotidiana nel territorio acrese ?)
  • La terza domanda (Quali sono i problemi che impediscono il pieno dispiegamento delle potenzialità del nostro territorio?)
  • La quarta ed ultima domanda (Cosa possiamo fare, insieme, per realizzare la Città e superare ostacoli e barriere?)

CITTA’ – CENTRO STORICO – BENE CULTURALE
Un’idea sociale.

Un aspetto importante della recente modernità è rivolto alla necessità di dare qualità abitativa e comfort agli spazi urbani e interurbani che costituiscono il contesto dove, abitualmente viviamo, lavoriamo e trascorriamo il nostro tempo libero.
Un progetto complesso, a causa della totale “internazionalizzazione” della città, ma non difficile da attuare. La città richiede per la sua “diversità” e complessità strutturale un’inedita figurazione di prodotti e un sistema di segni e di oggetti, immagini che possano ridefinire il “paesaggio urbano” delle moderne metropoli.

albero palazziLa domanda chiave cui il lavoro cerca di rispondere o interrogarsi è la seguente: che cosa determina il successo o il fallimento di una “strategia progetto-culturale” di rigenerazione urbana?

L’esito dipende, dalla coerenza tra l’immagine interna e l’immagine esterna e dalla capacità del sistema di regia del territorio (pubbliche amministrazioni, agenzie per lo sviluppo etc.) di mantenere in vita un circolo virtuoso di relazioni tra i diversi attori che intervengono nel processo di costruzione della struttura città.
Uno dei vantaggi di questo sistema è la possibilità di prendere in considerazione l’importanza dell’immagine percepita della città a livello locale, nazionale e perché no anche “internazionale” e il contributo delle narrazioni interne ed esterne alla creazione di questa immagine; evidenziando il processo di negoziazione di significato che coinvolge i potenziali consumatori di città, i cittadini, le amministrazioni e i portatori di interesse che si trovano sul territorio.
Una riflessione sul rapporto uomo – territorio – habitat, memoria ed innovazione.

La città richiede per la sua “diversità” e complessità strutturale un’inedita figurazione, di prodotti e un sistema di segni e di oggetti – immagini che possano ridefinire il “paesaggio urbano” delle moderne metropoli.
I temi del dibattito sul quale costruire lo scenario critico di progetto possono essere:
– il luogo pubblico è lo spazio in cui si manifestano i rapporti fra gli individui;
– l’evoluzione in senso positivo di tali rapporti, con la necessità di suscitare nell’individuo la fiducia verso l’ambiente, determinante per sviluppare la capacità di creare un sistema di riferimento;
– creare dei “territori emotivi”, che servono a costruire l’integrazione con il costruito attraverso l’identificazione del luogo da parte delle persone che vivono lì.

Oggi, si può dare un significato all’urbano, poiché da questo dipendono in parte lo sviluppo e il mantenimento dello sviluppo della città stessa. Ridare senso alla densità della città, all’interno di un’idea di globalità in modo che tutti possano comunicare ed entrare in contatto fra loro tutti. Per questo, lo spazio pubblico diventa importante, poiché favorisce la comunicazione e l’interazione con il luogo: la piazza o il centro di un luogo ne sono un esempio forte.
Le parole che si muovono intorno a questa sollecitazione sono:
i valori: le qualità riflessive, cognitive e valoriali, la sostenibilità, la capacità di creare relazioni;
l’esperienza: le qualità fenomenologiche ed emozionali, piacevolezza, tono e linguaggio del servizio, capacità di emozionare e generare affezione…
l’apertura: il grado di coinvolgimento degli attori e degli utenti. La capacità di accogliere e valorizzare le loro interazioni, il grado di apertura.

Acri3Non è infatti sostenibile che il centro storico (qualunque sia la posizione attribuita alla linea di demarcazione tra storico ed attuale) costituisca il valore culturale all’interno di una città che, nelle sue altre parti, non è valore culturale.

Il problema si configura nella ricerca, per ogni parte della città, del livello di compatibilità tra conservazione degli elementi fisici e sociali che determinano il valore d’uso culturale dello spazio fisico costruito e modificazioni dell’organizzazione fisica e sociale che si rendono necessarie al seguito delle modificazioni del valore d’uso materiale (funzioni urbane). Con l’avvertenza che conservazione e modificazione sono teoricamente paritetiche e che la scelta non può che essere fatta nello specifico, in relazione cioè al tipo di società perseguita ed al tipo di città sulla quale si opera, sia pure con il supporto di rigorosi strumenti di analisi scientifica.

L’obiettivo resta di offrire, a chi frequenta questi spazi, strutture che gli permettano di sentirsi a suo agio e di potersi esprimere; fornirgli dei segni che gli permettono di potersi identificare con il luogo.
Tutto ciò contribuisce ad avere fiducia nella città e in alcuni suoi quartieri, portando a familiarizzare con un luogo e a dare qualità, in parole semplici: viverlo, come sosteneva tutta la cultura “ecologica” Radical. Ora è necessaria una nuova riqualificazione “figurata” della città, è essenziale un progetto architettonico che si prefigga l’organizzazione sistematica e qualitativa del territorio abitato; l’obiettivo è soddisfare e rappresentare socialmente un luogo.
Un’attenta riqualificazione dello spazio storico deve essere protesa al raggiungimento di un consistente beneficio globale e a un plusvalore economico derivanti dal recupero della memoria storica.
Affrontare la situazione nel concreto pone al centro del processo valutativo la pesantezza della contraddizione nella pluralità delle sue componenti reali; solo dall’analisi dei casi specifici, risulta possibile un bilancio di costi e benefici globali, in altre parole, dell’utilità complessiva dell’operazione.

acri piantaEcco che allora, per chi volesse veramente iniziare una nuova politica dei centri storici, si porrebbero scelte prioritarie che molto probabilmente non potranno riguardare un intervento diretto nei confronti dei centri storici, ma bensì scelte ed interventi capaci di incidere realmente, in modo indiretto, per aprire una via a soluzioni che, caso per caso, dovranno essere differenziate tra loro.

Uno sviluppo durevole, l’affiorare di un umanesimo che riconosca e accetti l’humus nell’umano, insomma una socialità plurale e radicata. Tutto ciò non manca di suscitare qualche preoccupazione, perché i nostri diversi sistemi di interpretazione vacillano, come aveva già segnalato Lyotard dichiarando la fine delle grandi narrazioni di riferimento (condizione postmoderna).

L’innovazione quindi non è un problema di dimensioni, ma di atteggiamento mentale. lavoriamo quindi per cambiare le nostre organizzazioni, per orientare i collaboratori a pensare con lo sguardo rivolto al futuro e non sulle ceneri del passato. Il passato: un film già visto. Il futuro: una pellicola vergine che attende di essere impressa. Dipende solo da noi. La motivazione è ciò che fa cambiare “una buona idea” in una “idea di successo”.

Una metodologia che in questi anni abbiamo sviluppato sull’innovazione e i processi di progettazione allargata e partecipativa per alcuni progetti sul territorio:
European Awareness Scenario Workshops metodologia per progetti compartecipati

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