Acrisia

di Luigi Pucciano.

Un paio di anni fa mi lamentavo che ad Acri non esistessero cartine della cittá, semplici indirizzari o un’ancora di carta dove vedere scritte le maggiori attrazioni culturali, le chiese, i palazzi storici, le piccole curiositá.
Ora me ne rallegro, ogni mappa ti ruba il piacere dell’imprevisto e della scoperta. Questa mancanza di toponomastica, questa mancanza di didascalie, ti fa perdere e ritrovarti davanti a una finestra socchiusa, a un portone abbandonato, a uno scorcio bloccato, a due cani randagi.

Via di MezzoQuesto paese strano, alla Borges, sale e scende, si nasconde e si mostra, ma solo a chi vuole perdersi.

A chi ha tempo per i silenzi e per il ritmo dei passi tra i vicoli ormai spenti. Questo paese racconta a chi vuole ascoltare, mostra le ferite solo a chi vuole prendersene cura. È un calabrese, orgoglioso e testa dura, generoso e spaccone. Preferisce nascondere i propri dolori e donare pace a chi torna.
Per chi arriva ad Acri il tempo non si è fermato ma macina violento la quotidiana perdita dei luoghi, tutti se ne accorgono, ma molti preferiscono non curarsene. Sono appelli inascoltati.
Per chi torna ad Acri invece il tempo assume una dimensione irrisoria, la puntata non è mai iniziata, la serie di dossi allenta la velocitá ma non la brama di rivedere, riascoltare, riabbracciare.

PicittiNon aspetto altro che lasciare la macchina e camminare, salutare distratto qualche viso conosciuto e poi infilarmi per un vicolo inaspettato e iniziare la terapia.

E’ una terapia del tempo lungo, del ruminare basso. Rimaneggiare un ricordo e renderlo piú vivo, riosservare una maniglia e scoprire il segno del tempo. Girare l’angolo e a posto della vecchia casa scoprirne i resti accasciati su se stessi. Nella valle risuona il brusio del traffico, una bruma mattiniera si leva dal tappeto di case disarmoniche ma lontane e appitattite dalla sconfortante modernitá.
Senza cartina, si creano milioni di mappe, uno ci puó credere, ci deve provare. Ogni giorno la percezione affina la definizione, si scende in dettaglio, si intuisce l’orografia, si percepiscono i vocaboli distratti di una partitura scombinata. Si associano luci e odori, rumori: ci si avvicina all’essenza di un’erbaccia spontanea, l’acrisia.

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Comments

  1. ..davvero bello, ho visto Acri e in effetti la sensazione che ti lascia è proprio quella qui descritta.

  2. Al di là della poesia dei contenuti volevo farle presente che una cartina di Acri Centro esiste con tutta la toponomastica, le chiese e i principali punti di “attrazione turistica”. Viene editata dal 2003 con una distribuzione gratuita che ha raggiunto finora le 10.000 copie dalla Sig.ra Servino Manuela e dal sottoscritto Alessandro Feraco. Ne faccia richiesta al suo Comune all’ufficio URP per averne copia gratuita o se preferisce mi contatti sarò lieto di consegnargliene una.
    Saluti
    Alessandro Feraco

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