Suggerimenti (a costo 0): Marciapiedi e parcheggi (rosa)

di Assunta Viteritti.

Trento_-_Piazza_Duomo_neve_pupazzi_-_©_ApT_-_foto_R._MagroneCamminavo a Trento nella neve scesa da due giorni. E’ piacevole camminare in una città innevata se ci sono i marciapiedi e se da giorni le strade, i percorsi pedonali e le scale, sono stati cosparsi di sale. Tutti erano già attrezzati, le signore in pelliccia, i bimbi coperti, le vetrine natalizie, i mercatini pieni di gente, insomma tutto a posto. La neve era attesa e tutto in città ha continuato a funzionare, gli autobus puntuali alle fermate, le auto con le ruote giuste, i cappelli di lana e tutto il resto. La mia attenzione si è focalizzata su un segnale stradale posto su via III Novembre. Il segnale indicava un “parcheggio rosa” e il messaggio era “invitiamo a lasciare la disponibilità dello stallo alle donne in gravidanza e a chi accompagna i bambini fino ad un anno di età”. Lo stallo in questione, a parte il nome arcaico, indicava uno spazio di parcheggio pubblico, in zona commerciale molto frequentata, dotata di appositi marciapiedi e adibito a una funzione speciale: un parcheggio (a pagamento) riservato a donne in gravidanza e a chiunque trasporti bambini molto piccoli. Ora, viene da domandarsi, se una città può consentirsi questo – che potrebbe apparire come una sorta di lusso, un dettaglio piccolo borghese o solo la schicchera di un efficace welfare locale – vuol dire che già diverse cosette le ha risolte e può preoccuparsi di pensare a parcheggi per persone verso le quali la società mostra rispetto e considerazione.parcheggio_rosah
La domanda retorica è: quando ad Acri avremo i parcheggi rosa? E’ evidente che prima bisognerà fare i parcheggi (a pagamento, anche minimo, per le amministrazioni locali che vivranno fasi stringenti di spending review e che dovranno inventarsi fonti differenziate e nuove per recuperare risorse economiche), ma forse prima ancora bisogna pensare ai marciapiedi dove non solo donne in attesa ma anche bambini, anziani, o chiunque altro, possano camminare senza dover fare gimkana tra le auto e il cemento, dove magari si potrebbe anche pensare di lasciare a casa la macchina per andare da Jungi alla Nunziata o alla Viola. Ma i marciapiedi e i parcheggi rosa sono chimere o solo vezzi rispetto alle cose ben più gravi e rilevanti da affrontare, ma noi che scriviamo, è chiaro, ci occupiamo solo di sciocchezze.
Avviciniamoci ancora di più. Trento/Acri 1074 km di distanza, la mappa di google dice che necessitano 9 ore e 35 minuti per percorrerli, da nord a sud e da sud a nord, l’italia è dannatamente lunga, e questo è parte della sua bellezza. Il tragitto è una linea che tratteggia quasi l’intero territorio, quante distanze ma anche tante somiglianze. La neve già detta, le montagne, certo le nostre non sono le Dolomiti ma la dolcezza aspra della Sila non ha nulla da invidiare alle cime trentine, la nostra è una montagna nascosta, inattesa e per questo più sorprendente. Certo non abbiamo i marciapiedi e i parcheggi rosa, e credo non li avremo mai ma qui il gioco è di guardare una cosa attraverso un’altra, di avere uno sguardo sempre spostato per guardare con altri occhi noi stessi.
Due settimane fa studenti di Architettura della Facoltà di Trento sono stati ad Acri per un workshop di studio sul territorio, il paesaggio e il degrado. Hanno lavorato per le strade della nostra città facendo sopralluoghi e interviste, guardando allo sviluppo del territorio e, soprattutto, osservando il contesto. Coordinati da Pino Scaglione dell’Università di Trento e da alcuni brillanti collaboratori, gli studenti hanno osservato da vicino il territorio di Acri. Si sono concentrati in particolare su tre quartieri – Viola, Teatro e Patrengo, tre aree che in modo diverso, mostrano l’espansione caotica dell’urbanizzazione acrese degli ultimi 30 anni (e più), aree dove le strade sono troppo strette, le case addossate le une alle altre, i punti di collegamento irrazionali, i fiumi cementificati, il territorio sconsideratamente dissestato (per non parlare di opere realizzate e distrutte dallo sfregio dell’incultura, ma questa è ancora altra storia e interessa altri quartieri rispetto a quelli indagati dallo studio. Il seminario si è poi concluso l’8 dicembre con la presentazione dei lavori a Palazzo Sanseverino. Forse dovremmo essere grati a quegli studiosi in erba che hanno mostrato, con un lavoro solo iniziale, magari a tratti ingenuo ma già promettente, storture (tante) e bellezze del nostro territorio. Quegli studi, che sono solo un lavoro didattico e appena avviato, fanno comunque intravedere (per chi vuole avere gli occhi per vedere) diverse strategie per una possibile riappropriazione civile di un territorio che è stato abbrutito (in modo tanto colpevole quanto forse inconsapevole) dal cemento e dalla totale assenza dell’idea di un’idea di paesaggio urbano da preservare (e questa non è certo una storia che interessa solo Acri). Bisognerà tornare su quei progetti, farseli raccontare di nuovo quando saranno completi perché alcune di quelle proposte possono rappresentare un calendario di azioni (molte impossibili ma alcune possibili) per il territorio di Acri. Certo non si può eliminare il cemento, non si può costruire di nuovo uno spazio urbano, non si possono ripristinare opere distrutte (purtroppo quel che è fatto è fatto) ma si possono forse immaginare e adottare pratiche pubbliche, e anche private, di ri-aggiustamento e di ripensamento per rendere questi spazi apprezzabili e più vivibili. Gli esperti del territorio, i presenti e futuri amministratori, dovrebbero avere l’umiltà di ascoltare le indicazioni che provengono da quei progetti che, seppure ancora ingenui e appena accennati, potrebbero suggerire e consentire piccoli progetti futuri per più importanti cambiamenti (anche se per troppe cose storture è ormai troppo tardi). albero palazziIl territorio è anche dei suoi cittadini, sono loro che continuano a disegnarlo ogni giorno, con le loro abitudini e le culture incorporate nei mille modi di fare. Insomma il territorio che si abita non è solo la propria casa, ci appartiene anche quello che sta fuori, i giardini (pochi), le strade (tante ma tutte imperfette), i vicoli (tanti anche questi e alcuni anche belli), le piazze ostruite dalle macchine, le zone dissestate e snaturate (dall’incuria e dall’intenzione). In quei progetti si parlava di marciapiedi assenti, di fiumi cementati, di opere incompiute, di spazi sottratti ingiustamente alla popolazione ed anche al futuro, di assenza di verde n. I piccoli lavori degli studenti (ma anche la segnaletica rosa trentina) sono pretesti ma forse anche suggerimenti gratuiti per le prossime amministrazioni, certo si tratta solo di tracce minute che ci però qualcosa su come sia possibile coltivare idee per contrastare il degrado. Il territorio in cui viviamo siamo noi, ci assomiglia, nel bene e nel male.

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Comments

  1. Ma che bella letterina natalizia! “L’occhio vede senza però poter guardare se stesso”. Ad Acri abbiamo consapevolezza di quanto non funziona e quanto c’è da fare… Gli “esercizi” di un gruppo di studenti coordinati da un acrese rimangono esercizi. Niente di più. Ma come mai, mi chiedo, Acri e la Calabria tutta, sono sempre teatro di “studio” da parte di chi produce altrove??

    • Domanda: Ma come mai, mi chiedo, Acri e la Calabria tutta, sono sempre teatro di “studio” da parte di chi produce altrove??

      Non risposta: Caro Giacinto, le domande a volte hanno già in qualche modo la risposta incorporata e volgo quindi la tua questione in altro modo. Perché Acri e la Calabria (o qualunque altro luogo in Italia o nel mondo) non dovrebbero essere oggetto di studio di chi “produce altrove” per usare i termini da te utilizzati. Forse è molto meglio pensare che è sempre un valore che altri (ricercatori, scrittori, musicisti, architetti, entografi, ingegneri,, ecc.) vengano a visitare, studiare o a riflettere sul nostro territorio (o su altri territori), chiunque siano questi altri. Sono certa che su questo punto concordi anche tu e se tu avessi potuto vedere da vicino l’entusiasmo dei giovani studiosi di Trento che sono venuti ad Acri ne saresti stato lieto quanto noi che li abbiamo visti al lavoro, ti assicuro. Peraltro solo un anno fa altri studenti di urbanistica e di territorio sono venuti ad Acri e quella volta dall’Università di Vienna, coordinati da Luigi Pucciano. In entrambi i casi gli studenti sono rimasti sorpresi, emozionati, interessati e sono andati a casa innamorati (ed anche turbati) della nostra Acri, magari torneranno o comunque hanno visto da vicino, e dal di dentro, un mondo che, per quante criticità presenti, ha accolto per due anni di seguito studiosi in erba che hanno appreso qualcosa qui, si proprio qui ad Acri. Penso che se pure fosse solo questo l’esito di questi seminari sarebbe già tanto, non credi anche tu caro Giacinto. La produzione di conoscenza, perché di questo si è trattato, ovunque questa venga prodotta e usata, o riusata, è un valore così, senza altro fine, una pratica gratuita di libertà e di partecipazione e forse bisogna ringraziare anche quelli che si sono impegnati per progettare e realizzare una iniziativa di tal genere. Un caro saluto e a presto ad Acri. Ciao, Assunta.

      • Assunta grazie per aver risposto con il tuo punto di vista propositivo e costruttivo! Non volevo con la mia domanda alimentare polemica come, ahimè, è successo. Pino ha un pò forse esagerato con la sua ma, evidentemente, ha frainteso… Mi riservo di argomentare il mio punto di vista appena avermo l’occasione di un incontro. Quello che mi spiace e mi fá un poco di tristezza sono i paragoni che vengono utilizzati per poi, in conclusione, amplificare quanto giá non abbiamo nella nostra cara “Culla”. Tante buone cose anche a Te! Giacinto

  2. Leggo con piacere e medito anche sull’ultimo commento che condivido e che in parte penso ogni volta che riporto anche io esempi ed altro. Credo che l’importanza dello studio del “fuori” sia un modo quasi gentile per non prendersi responsabilità sulle cose e credo che anche i tanti progettisti del luogo non siano poi cosi lontano da questi esercizi di stile. Come dire andare lontano per vedere più da vicino, più sembra meno, basta semplicemente spostarlo lontano..molto lontano. In alcuni casi basta l’apertura, questa semplifica la complessità di questi esercizi.
    Scusate perché anche questo è un altra lezioncina da lontano.
    La vera domanda è quella che più volte mi sono posto: quando siamo disposti a dare fare per il luogo come crescita collettiva e non solo espressiva di un unica visione.

  3. Cara Assunta, la tua “letterina di Natale”, come tristemente ridotta a ciò da un “genio” della comunicazione made in Acri, ma live in Milano, è sincera e appassionata, direi soprattutto civile e colta. Due termini che mancano sempre più spesso nell’ormai triste e decrepito vocabolario di una certa minoranza “acritana”, che poco conosce coesione, intelligenza, dedizione e passione. Non mi stupisce la meschinità, semmai la miopia e l’invidia, uno stupido sentimento che distrutto e segue distruggendo il sud, Acri, e buona parte dell’Italia. Alla prossima e non mollate. Se cisono reazione stizzose vuol dire che si coglie nel segno.

    • ..Nella mia mi pare di non aver offeso né usato aggettivi che potessero offendere la persona. Mi sono solo posto una domanda e avrei avuto piacere se qualcuno l’avesse interpretata in modo “civile” volta a una piú “colta” discussione. Evviva la Politica occulta! ( e meschina )

  4. ricchezza falcone says:

    il futuro sta alla luce così come la luce sta al futuro. “acri maledetta acri” scriveva un giorno Francesca Viscardi.

  5. “L’esperto è uno che viene da fuori”
    da: Le leggi di Murphy

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