Giovani (temporaneamente) a sud

di Assunta Viteritti.

Schermata 2013-01-03 a 18.41.13Ci si è talmente abituati che non ci si fa più caso ma a volte bisogna guardare le cose come fosse la prima volta per vederle di nuovo. Ancora una volta, in queste ultime settimane, le strade, le piazze, i bar, i locali, le case, i letti di Acri si sono popolati di giovani, e non solo, che trascorrono le vacanze, in questo caso natalizie, ad Acri e che solitamente studiano, lavorano, vivono altrove, in giro per l’Italia e per il mondo.
Arrivano ad Acri fidanzate e fidanzati acquisiti altrove, che puntualmente rimangono colpiti e innamorati del cibo della mamma di turno e del paesaggio, o dell’ospitalità o di altro. Arrivano figli nati in altro luogo che però non disdegnano e che poi quando sono ad acri si ritrovano nei locali, magari ad ascoltare i tanti concerti (a volte due per sera nelle scorse serate, dal classico al rock), arrivano mogli e mariti scelti in altre città che fanno di Acri una specie di seconda patria. Il fenomeno è noto ma forse qualcosa si può ancora dire. Da Acri si parte e ad Acri sempre si torna.
PEEP4La domanda più comune che ti viene rivolta quando si arriva (torna) ad Acri se studi, vivi e lavori altrove (ed è indifferente che si tratti di un parente, di un amico, di un semplice conoscente o di qualcuno di cui non ricordi nemmeno il nome e che non vedi da anni, insomma non importa chi te la pone ma la domanda è la stessa, anzi sono tre: quando sei arrivata? quando riparti? ma tu duvi sì? Se poi sei una donna le domande possono anche continuare: hai figli? sei sposata? L’ordine delle domande può cambiare ma restano più o meno le stesse. Anzi qualche volta si aggiunge anche un’altra affermazione: c’è bello a Roma vero? cà u vì, un c’è nenti, è sempre a stessa cosa… Insomma si tratta di domande e affermazioni semplici e mi sono spesso chiesta cosa significassero. Ho sempre pensato che fosse da un lato una forma sottile di controllo sociale, un modo per avere un’idea dell’altro, poi in effetti le domande rimangono superficiali, come se non fossero di vero interesse verso di te. Solitamente, ad esempio, non ti viene chiesto cosa stai facendo, come stai, se sei contenta o cose così. Le domande sono una sorta di intercalare sociale, uno stereotipo linguistico che poi alla fine lascia il tempo che trova. Sono modi di dire incorporati nel sentire comune, insomma è assimilato un senso di mobilità della vita da parte di chi è più stanziale.
Schermata 2013-01-03 a 18.55.12A me non dispiace di rispondere a queste domande, sono spiazzanti sì ma è un modo per entrare in familiarità e, nonostante la ripetitività, alla fine quelle domande non mi suonano mai scontate, invadenti si ed anche spregiudicate. Amici e amiche mi dicono, si Assunta ora è bello, c’è tanta gente, ma poi quando andate via tutti qui è un mortorio, e via di seguito. Ora si, sarà vero, lo so che è vero, ma voglio provare a fare un ragionamento diverso, così per provocare e per sperimentare altri punti di vista.
Torniamo al punto. In questi giorni ho osservato il fenomeno e ho avuto pensieri e riflessioni che spesso mi trovo a fare e che questa volta si sono anche acuite. Ad Acri in questi giorni ho conosciuto e parlato con ricercatori e ricercatrici (acresi di origine) che lavorano in laboratori di ricerca italiani e degli Stati Uniti, ho parlato con giovani professioniste impegnate in multinazionali e che girano il mondo per lavoro, ho ascoltato concerti di gruppi di giovani musicisti acresi che studiano altrove e che ad Acri si ritrovano per suonare, ho incontrato insegnanti e curatori artistici, esperti di teatro e architetti, ecc. Schermata 2013-01-03 a 18.43.24Insomma quello che voglio dire è che Acri è un posto speciale e normale insieme, è un posto che produce ambizioni e coraggio delle scelte, riscatto sociale e mobilità educativa. Io appartengo a coloro che vivono altrove ma mi piace guardare a questo luogo in modo positivo, non vengo ad Acri perché è parte del mio passato ma perché si integra con il mio presente, mi è contemporaneo e credo sia così anche per molti di quelli che si trovano ad Acri per periodi brevi, per le vacanze o altro.
Proprio quando il senso comune vorrebbe l’analisi facilmente negativa e svogliata, quella del degrado e dello spopolamento, quella dell’impoverimento culturale e politico, quella che dice: “i giovani non vogliono fare niente, sono apatici…” oppure “qui non c’è niente” credo sia invece utile, essenziale, guardare anche l’altra faccia della medaglia, che solitamente non si guarda. Le madri, i padri e anche nonne e nonni imparano e apprendono dai figli che studiano o lavorano altrove, imparano ad usare skype o la posta elettronica, imparano a viaggiare, magari per raggiungere i figli altrove (magari con le macchine e le valigie sugli autobus, piene di alimenti nostrani) insomma c’è un altro lato della storia, quello della mobilità e della continuità delle esperienze. Acri è uno strano luogo, crea e forma qualcosa che non trattiene, che fa andare, ma attrae anche e per cose che altrove magari non trovi. Anche ad Acri si coltiva presente, ognuno nella propria vita segue il suo filo e costruisce le sue trame esistenziali e Acri fa parte di quella trama.
Nell’ultimo numero cartaceo di P&R la lettera al direttore  si concludeva con una sorta di imprecazione “ma qui il tempo si è fermato, il paese è spopolato, non ci sono i giovani, non ci sono più… ”. Era una frase di chiusura di un pezzo malinconico e satirico che voleva scuotere e provocare ma ad Acri i giovani ci sono, certo alcuni temporaneamente ma altri anche per scelta. Schermata 2013-01-03 a 18.47.56Alcuni preferiscono andare altrove piuttosto che votarsi a S. Precario, altri studiano, si specializzano e poi rischiano di rimanere disoccupati (e questo è il vero dramma del Sud).
Ad Acri poi ogni giorno transitano migliaia di giovani adolescenti che popolano le aule delle scuole, sono persone che coltivano desideri e competenze, che ambiscono ad una cultura che non li faccia svendere e che dia strumenti di lettura e di consapevolezza (certo altri scaldano i banchi ma questa non è una novità…. Schermata 2013-01-03 a 18.40.52La scuola svolge un ruolo troppo importante nel formare quelli che magari poi, come succede ovunque più o meno, andranno fuori a studiare, che magari si innamoreranno altrove o anche ad Acri, che, auspicabilmente, cercheranno (dove lo troveranno) il lavoro per cui hanno studiato. Insomma anche ad Acri si coltiva futuro e tutti ne siamo responsabili, perché quel futuro si inizia a formare qui, adesso.

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