Non fermarti alla terza media…pensa al tuo futuro!

Di Mimmo Gallipoli.

ACRI – Succede che si vuole aprire un bar dentro una scuola, e che questo bar lo voglia aprire l’Ente Provincia di Cosenza, e che lo voglia aprire anche se nessuno lo vuole: genitori, studenti, docenti, dirigente scolastico.
La Provincia afferma che questi punti di ristoro, come vengono definiti, costituiscono una fonte irrinunciabile di entrata e pertanto decide per il si, anche se con una delibera del Consiglio d’Istituto di questa scuola si era deciso all’unanimità contro l’apertura del bar. (il consiglio d’istituto, in regime di autonomia scolastica, ha funzione deliberativa, ndr).
La scuola in questione è il Liceo Scientifico di Acri, il quale attualmente ospita anche gli studenti del Liceo Classico, attualmente in ristrutturazione. L’istituto in questo periodo è sovraffollato, ospita circa 500 ragazzi, i quali per poter esercitare attività fisica nelle ore dedicate alle scienze motorie, occupano degli spazi di fortuna. Tali spazi verranno invece utilizzati per l’istituendo punto di ristoro, impedendo, di fatto, lo svolgimento di tale attività. Tutto questo, inoltre, costituisce una violazione delle norme sull’autonomia scolastica, infatti, nessuna decisione può essere presa senza tenere conto della volontà degli organi collegiali e del dirigente scolastico, ma al di la di ciò il testo del regolamento che ne disciplina le concessioni, all’art 3, parla chiaro:

Art. 3 Avvio della procedura

La Provincia, con apposita comunicazione ai Dirigenti Scolastici e al Consiglio d’Istituto, manifesta la volontà di dotare la scuola di un servizio di ristoro da rendere mediante l’installazione di appositi punti di ristoro o, in alternativa qualora la situazione dei luoghi tecnicamente non lo consenta, mediante l’installazione di distributori automatici .
Il Settore Pubblica Istruzione della Provincia di Cosenza, provvederà ad interessare l’Ufficio Tecnico Provinciale per i relativi adempimenti di competenza.

Quindi, nel nostro caso, se i locali dell’istituto scolastico interessato non consentono l’apertura della bouvette, si potrebbero installare al limite dei semplici distributori automatici.

Sempre nel regolamento troviamo:

Le tariffe, determinate in base al numero degli alunni e ai mq. occupati dai punti ristoro o dai distributori, sono le seguenti:

• Per i Punti Ristoro
€ 6,00 annuali moltiplicati il numero degli alunni iscritti;
€ 10,00 annuali a mq. occupato.
• Per i distributori automatici
€ 4,00 annuali moltiplicati il numero degli alunni iscritti :
€ 10,00 annuali a mq. occupato.

Facendo dei calcoli approssimativi possiamo renderci conto che si tratta di un’entrata per l’Ente di poche migliaia di euro all’anno, certo diverso è il discorso se consideriamo che la Provincia si muove nell’ottica di dotare tutte le scuole di bouvette. Di ben altra consistenza saranno invece i guadagni derivanti dalla gestione.

Pertanto una serie di punti interrogativi sorgono spontanei:
come mai la Provincia ci tiene tanto? Che interessi ci sono? A chi serve realmente questo punto di ristoro?
Il diritto allo studio è sancito dalla costituzione, specularci sopra è vergognoso. Anche per questo non bisogna trascurare l’aspetto economico che interessa le famiglie, già oltremodo tartassate. Un bar in una scuola sarebbe deleterio per le tasche degli studenti.
Abbiamo parlato della vicenda con Aldo Servidio, Presidente del Consiglio d’Istituto, il quale, molto amareggiato, ci consegna un comunicato stampa in cui l’organo collegiale sottolinea:
non è concepibile che in una agenzia educativa come la scuola, la quale dovrebbe mettere al primo posto la formazione e la cultura, vengano invece privilegiati altri aspetti che nulla hanno a che vedere con la corretta formazione degli studenti.

Riteniamo che la nascita di tali strutture all’interno della scuola sia pedagogicamente diseducativo, nonché elemento di disturbo verso il normale svolgimento delle attività didattiche. Immaginatevi la ressa che si verrebbe a creare durante i pochi minuti della ricreazione.

Teniamo a precisare che a tale decisione è fermamente contrario il Presidente del Consiglio d’Istituto e tutti i suoi componenti, i quali, in una precedente riunione avevano manifestato tutto il loro disappunto.
Ma la protesta non si limita ad un comunicato stampa. Già è partita una petizione popolare con relativa raccolta firme.
Nel testo si evidenzia la mancanza di locali per lo svolgimento di assemblee e per consentire gli incontri periodici con le famiglie degli studenti. Inoltre si lamenta la mancanza di una palestra, di vitale importanza per la programmazione di attività integrative e/o alternative.
Se la Provincia non farà marcia indietro genitori e studenti, sempre in un ottica di confronto civile e costruttivo nei riguardi delle problematiche esposte, daranno inizio a manifestazioni di lotta e di protesta finalizzate a scongiurare l’apertura del punto di ristoro nei locali dell’istituto.

Aggiungiamo dal canto nostro che i tagli alla scuola effettuati dal governo centrale, così come avvenuto per tanti altri settori, di fatto mettono in contrasto la popolazione con le istituzioni. Gli enti locali dal canto loro dovrebbero essere più consapevoli degli interessi legittimi che vanno a ledere, finalizzando la loro azione verso la riduzione degli sprechi e verso l’eliminazione dei privilegi, piuttosto che cercare nuove entrate la dove il limone è già stato spremuto oltre misura.

Scarica l’articolo.

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Comments

  1. Pino Scaglione says:

    Ragazzi, occhio, ma perché avventurarsi in battaglie di retroguardia? Il problema della qualitá didattica e delle formazione, non dipende se c’é il bar o meno. Credo invece che l’apertura di un punto ristoro in una Scuola sia un forte segnale di modernizzazione. Molti anni fa, insegnavo in un istituto d’arte e c’era un bar, unico luogo vero di confronto tra docenti e allievi. Cari saluti

    Sended by IPad Professor Architect G. Pino Scaglione University of Trento 38050 Mesiano-Trento (Italy) tel. +39 0461 282691 fax +39 0461 282672 g.pinoscaglione@gmail.com giuseppe.scaglione@unitn.it TALL (Trentino Alto-Adige Land-scape design Lab)

    • 016016016 says:

      Locale bar di 25 mq (rubato ai ragazzi) – 500 allievi oltre ai docenti = luogo di confronto???? Luogo di scontro!!! Ammasso indescrivibile!!! Altro che modernizzazione, lagher dove i ragazzi sono solo numeri (adesso hanno anche il codice a barre) per arricchire chissà chi ( non certo la provincia ). Oltretutto questa massa di giovani consumatori dovrebbero farsi quattro rampe di scale per accedere al “Punto di Profitto” – le scale non sono a norma perchè l’edificio in origine non era destinato a scuola ma a civile abitazione ( e ricordo che sono 500 ragazzi )-.
      I ragazzi socializzerebbero molto meglio nei corridoi dei vari piani senza spintonarsi
      e formare resse assurde, lo si fa da sempre in tutte le scuole del globo.
      La verità è che l’Italia è una repubblica fondata sul profitto personale e che quest’occasione qualcuno non vorrà farsela sfuggire, anche se a pagare (in tutti i sensi)
      saranno i ragazzi, troverà sicuramente una soluzione per evitare lamentele ed
      “operare” senza problemi. Dal canto mio non so se mia figlia studierà ancora ad Acri
      il prossimo anno.

  2. Io penso che un forte segnale di modernizzazione nell’ambito scolastico lo si debba dare con la qualità del’insegnamento. Il superfluo distoglie l’attenzione dal necessario….

  3. Pino, l’hai detto: “Il problema della qualitá didattica e delle formazione, non dipende se c’é il bar o meno.” Il vero problema è che ci sono delle priorità da rispettare: la palestra, i laboratori, gli spazi per le assempblee…poi il bar!

  4. Io invece penso proprio che ciò di cui le scuole hanno più bisogno è proprio il superfluo, biblioteche, computer, palestre, lettura dei quotidiani in classe, teatro, musica, visione di film, concerti, assemblee per discutere, sale per la lettura, ma direi di più, aule spaziose, banchi nuovi, sale di lavoro per gli insegnanti e poi alla fine se proprio avanza uno spazietto per un baretto perché no. C’è bisogno di rose, soprattutto quando il pane scarseggia. Le riforme della scuola negli ultimi decenni hanno tentato di introdurre logiche innovative di organizzazione della didattica, di programmazione, di valutazione, ecc., il rischio però è che gli esiti di quelle riforme, in questa fase soprattutto, sono evidenti solo nei loro effetti più deleteri di razionalizzazione delle risorse, stress professionale, disinteresse verso l’apprendimento e riproduzione delle diseguaglianze, sociali e territoriali.
    Per saperne di più http://www.scuolademocratica.it/

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